Organizzazioni ibride: verso la convergenza di for profit e non profit

Il 23 e 24 febbraio ha preso avvio a Trento, presso la sede di ISA (Istituto Atesino di Sviluppo), Quartiere le Albere, la prima edizione dell’Executive Master in “Creazione di business sostenibile: strategie e modelli di organizzazione per l’innovazione sociale”; vicenda nata dalla collaborazione tra TSM (Trentino School of Management) e Università degli Studi di Trento.

Il corso, rivolto a una quarantina di partecipanti variamente distribuiti in termini di esperienza e provenienza, ha visto l’intervento apripista del Professor Antonino Vaccaro, esponente di spicco di una tra le Business School più affermate d’Europa (IESE); con approccio pragmatico, volto all’esercizio (learning by doing), attraverso lavori di gruppo e confronti serrati su casi specifici, Nino ci ha condotti per sentieri tortuosi, lungo i ripidi pendii dell’analisi socio-economica di questi nuovi istituti, organizzazioni ibride, a scavalco, nate dalla commistione di elementi provenienti dal for profit così come dal non profit. In tal senso non si è partiti da alcuna definizione manualizzata, privilegiando in questo modo l’approccio del fare assieme.

Richiamandomi al bel libro di Giovanni Moro, dal titolo provocatorio di “Contro il non – profit” (Edizioni Laterza, 2014), sempre più operatori e analisti si trovano a dover riflettere sulla natura di questi nuovi fenomeni o entità ibride, in qualche modo spurie.

Ma queste categorie antitetiche sono ancora esplicative di modelli organizzativi diversi? E’ possibile accostare ed in ultima coniugare business e sociale, ovvero considerare attigui e osmotici questi due mondi? Se sì, come è possibile generare processi che vedono al centro la dimensione etica tipica dei sistemi social (“fare il bene” come aspetto antropologicamente costitutivo della nostra umanità), con l’esigenza del business e quindi del guadagno?

Il Professor Vaccaro è convinto della necessità che il non profit si doti di dispositivi che ne favoriscano prima di tutto la trasparenza verso l’esterno, disvelando così la dimensione valoriale che è loro insita e che è punto di forza, se ben impiegata.

Interessante, da qui, vagheggiare sul contributo che la psicologia può fornire nella definizione dei processi decisionali delle persone, ovvero di tutti coloro che – di fatto – co-costruiscono il mercato degli scambi di beni e servizi.

Il master proseguirà il 16/17 marzo con Jason Jay, MIT (Massachusetts Institute of Technology).

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