Il cambiamento di “tipo 2” nello sport e nel gioco del tennis

Cosa intendiamo quando parliamo di cambiamento di “tipo 2”? Da dove deriva questa espressione? Esistono due tipi di cambiamento quindi? Secondo la psicologia della Scuola di Palo Alto, a cui si deve questa concettualizzazione, nelle relazioni umane disfunzionali tendiamo a mettere in scena le cosiddette “tentate soluzioni”, ovvero ci sforziamo di risolvere un problema attraverso modalità che non fanno altro che mantenerne inalterata la composizione. Il riferimento qui è Change di Paul Watzlawick, John H. Weakland, Richard Fish, un testo degli anni Settanta di assoluto valore e attualità.

Per capire però di cosa si tratta possiamo prendere come esempio il gioco dell’unire 9 punti con 4 linee in modo tale che disegnando la formazione su un supporto, con uno strumento scrivente, dobbiamo essere in grado di svolgere questa operazione senza staccarci dalla base su cui stiamo tracciando:

9punti

La soluzione, che potete trovare su internet o nel libro citato, è possibile solamente uscendo dallo schema prefissato, assumendo una prospettiva nuova, grandangolare, che muta l’equilibrio, rompendo la coerenza e creando un nuovo assetto… Con una bellissima parola, una nuova mescola.

Potremmo dire, con gli autori di Change, che mentre il cambiamento di “tipo 1” è sempre basato sul senso comune, il cambiamento di “tipo 2” di solito è bizzarro, inatteso, illogico; il modo con cui si produce è cioè caratterizzato dalla presenza di un elemento paradossale, sconcertante.

Ora: è possibile operare un cambiamento di “tipo 2” nelle competizioni agonistiche? La risposta è sì. Un bell’esempio di come ciò sia traducibile su un piano di realtà, oltre il gioco dei nove punti e a ripresa dell’affondo conoscitivo del gruppo della Scuola di Palo Alto, celo offre Michael Chang; un tennista: siamo nel 1989, ottavi di finale del Roland Garros (per inciso edizione che questo campione finì per aggiudicarsi). Dai due lati della rete, come spesso accade nelle grandi sfide, due modelli, due mondi, due stili di gioco; la creatività dell’americano-taiwanese Michael Chang contro l’incrollabile freddezza del ceco Ivan Lendl; nonostante i crampi è il primo a trionfare, vincendo una partita pazzesca grazie ad una consapevolezza strategica dei propri mezzi senza eguali. Completamente nel flow (detta anche zona o trance agonistica) nel filmato più sotto possiamo osservare cosa avviene; per ben due volte quello che accade ha dell’incredibile:

A conclusione di quanto si è visto una considerazione ulteriore per maestri, allenatori, genitori, semplici appassionati: come Chang nel 1989 anche oggi, a qualsiasi livello agonistico, rimanendo nelle regole del gioco e del rispetto per l’avversario, possiamo utilizzare delle strategie, avere dei guizzi, mettere in scena un personaggio con l’obiettivo di vincere correttamente una partita. Lasciamo quindi che i più giovani possano sperimentarsi, divertendosi e migliorandosi allo stesso tempo. In linea con queste affermazioni Il tenniS di Sinnet rappresenta un innovativo progetto educativo-formativo rivolto a bambini e giovani ragazzi con l’obiettivo di insegnare qualcosa rispetto a questo sport, considerando la rilevanza dell’equilibrio e della salute psicologica delle giovani generazioni.

Sostenibilità a livello olistico: la lezione di Jason Jay

Risulterebbe impresa destinata al fallimento il tentativo di comprimere in poche righe la lezione di Jason Jay: rilevanza e vastità dei temi trattati, visione grandangolare, profondità d’analisi, umiltà che diviene pragmatismo e capacità di interazione in aula utilizzando con proprietà e competenza la lingua inglese e l’italiano, in un gioco di scambi degno di un vero e proprio Wegweiser: un segnavia.
Ugualmente ne seguirò il tracciato, riportando alcune considerazioni su come si è svolto questo secondo appuntamento, sorta di cronaca, all’interno del percorso formativo organizzato da TSM e Università degli Studi di Trento; il 16 e 17 maggio l’Evento per i partecipanti alla prima edizione dell’Executive Master: Creazione di business sostenibile: strategie e modelli di organizzazione per l’innovazione sociale: per due giorni il nostro homo viator sarebbe stato il Prof. Jason Jay, Director of the Sustainability Iniziative at Massachussets Institute of Technology (MIT).

La direzione incerta, titolo dell’intervento: “Misurare l’impatto sociale”.

Jason-Jay-066-profile (il Prof. Jason Jay)

Tenterò quindi anch’io il mare aperto, rari nantes in gurgite vasto, partendo da ciò che Jason ha indicato essere la Sostenibilità in una prospettiva modulare, interdipendente, embricata, riguardando in ultima il livello di interconnessione dei sistemi socio-economici; cos’è quindi questa Sostenibilità che azzarderei a definire olistica, universale se consideriamo ciò che negli Stati Uniti sta portando avanti, per altre vie, l’Attivismo Quantistico di Amit Goswami.
La Sostenibilità, articolata secondo il modello del gruppo di lavoro al MIT, va presa alla lontana, per così dire, in senso unificante, componendosi – a livello descrittivo e di modellizzazione – di più dimensioni:
1) AMBIENTALE
2) SOCIALE
3) ISTITUZIONALE (fondamentale la componente legislativa)
4) ORGANIZZATIVO AZIENDALE
5) PERSONALE
Su ogni segmento si è lavorato approfondendo e sviscerando il concetto, meglio ancora costrutto, da ogni angolatura, per giungere sul finale, a martedì inoltrato, alla conduzione di un affondo da parte di Jason che è suonato come richiamo alla responsabilità del singolo, nel proprio operare quotidiano, perché alla base di ogni processo decisionale sul mercato delle transazioni umane vi è una scelta, che è tale solo se è consapevole.
Interessante a riguardo è l’emergere, negli Stati Uniti, di un Forth Sector, un quarto settore, a scavalco, in quanto integrante gli interessi di una economia circolare dove ciò che è ibrido e innovativo premia in termini finanziari, ma soprattutto sociali in una nuova concezione di welfare partecipato; nella selva italiana qualche buona prassi potrebbe nascere dai Social Impact Bond. Ma siamo alla preistoria. Jason ha illustrato in maniera chiara le potenzialità di business del Quarto Settore oltreoceano, quadrante di convergenza tra pubblico e privato, dove operano con ottima capacità di movimento le cosiddette For Benefit Company, a tutti gli effetti un nuovo istituto.

Moltissimi altri spunti sono stati dati in aula dal conduttore: si è conversato di Indice di Progresso Sociale, arrivando a delineare, in un caso, la formula del successo.

Un’esperienza unica di presa visione… Di slancio conoscitivo, per provare a immaginare anche localmente altri mercati ed altre economie di sperimentazione.

Lode al femminino

Ospitiamo, di seguito, un contributo sulla contemporaneità a cura della dott.ssa Fulvia Vinante! Il suo è un punto di vista storico-artistico, avendo maturato i suoi studi in ambito di conservazione e gestione dei beni culturali. Buona lettura!

Il 7 marzo è la mia nuova e personalissima festa della donna, intima celebrazione del femminile. Il giorno in cui ho visitato la retrospettiva di Modotti al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona e ho partecipato al live di FKA twigs al Fabrique di Milano.

Avete presente? Tina Modotti (1896-1942), la fotografa italiana ritratta da Edward Weston durante gli anni messicani? E Tahliah Debrett Barnett (1988) in arte FKA twigs, aliena dell’elettronica contemporanea sbarcata in Inghilterra per mostrare corpo e voce su un palco, divinamente?

Loro, due artiste distanti cento anni, che ho incontrato lo stesso giorno, in due città diverse, in due contesti diversi. Può esserci distanza in queste due fotografie, in questi due sguardi?

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Se non fosse per il bianco e nero e lo sguardo abbassato di Tina, se non fosse per il chiaro e diretto guardare della divina Tahliah, tutto mi fa annullare le distanze d’epoca, stile, contesti.

Tina e Tahliah sono sessualità e femminilità. A loro modo, nel loro tempo. Corpi mostrati, ma mai volgari. Ricerca artistica su se stesse, cento anni fa e oggi. Con la fotografia, con la musica. Entrambe e con lo stesso obiettivo: lodare il femminino. Il corpo di Tina negli scatti di Weston, i testi di Tahliah nei dischi di FKA twigs. Le donne messicane di Tina, le movenze sensuali di Tahliah sul palco.

Tutto torna.

Ritorno a casa, l’8 marzo. Ricevo qualche augurio su WhatsApp. Non credo in questa celebrazione, ma dopo il mio 7 marzo ho capito l’importanza di due figure come Tina e Tahliah: consapevole del potenziale insito in ogni donna cercherò sempre di ricordare il loro coraggioso esempio di forza femminile.

Ascolti: Ibeyi – Ibeyi (2015)

 

 

La psicologia può occuparsi di sport?

1388881205000-EPA-QATAR-TENNIS-ATP-WORLD-TOUR-2014-001Per giocare a tennis non servono psicologi. Gli psicologi aiutano per i temi importanti della vita, non per giocare a tennis, che non deve diventare una cosa drammatica o più speciale di quanto non sia. Capisco l’aiuto di uno psicologo per un tennista, ma solo per la vita fuori dal campo“.

Così Rafael Nadal: il campione maiorchino, vincitore di 14 titoli Slam e considerato da tutti, addetti ai lavori e semplici appassionati, come un esempio di lealtà, abnegazione, atleticismo, ma soprattutto, forza mentale.

Mio caro Rafa! Quest’ultima dimensione, nata, accolta, coltivata nel tempo grazie agli insegnamenti impartiti dal tuo mentore e coach, Zio Toni, ti ha consentito fin qui di giocare con maggior tranquillità i punti chiave dei moltissimi match disputati a livello professionistico. Sessantacinque sono le tue coppe in bacheca!

Perché non pensare, quindi, alla possibilità che anche altri tennisti, meno quotati su questo aspetto, possano agevolarsi di questi insegnamenti? Sviluppando conoscenza e di conseguenza una diversa attitudine in campo?

Fortunatamente la psicologia non si occupa solo di malessere, clinicizzando e patologizzando ogni condotta che gli capiti a tiro, ma anche di benessere e salute, promuovendo comportamenti virtuosi e responsabili… Perché il tennis sarà pure un gioco ma alla fine chi alza il trofeo è solamente uno dei due contendenti!!