La motivazione negli sport lunga distanza

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Di seguito riporto i primi passaggi di un mio contributo apparso sul magazine della Marcialonga.

Da più parti si sente parlare di motivazione; tutti noi utilizziamo questo termine nelle nostre discussioni quotidiane, nello sport ma anche a scuola, sul lavoro, in famiglia. Frasi come: “Non ha motivazione”, “Deve trovare la motivazione dentro di sé”, “Senza la giusta motivazione non riuscirà a sfondare”, ecc…, riferite ad atleti di ogni ordine e grado, sono entrate nel lessico comune.
A queste espressioni aggiungerei anche il tema della fatica, del dolore e della sofferenza come ben riporta lo scrittore ed ultra maratoneta Murakami Haruki nel suo magnifico libro Larte di correre, riferendosi ad un concorrente che durante una maratona era solito motivarsi, caricarsi e ugualmente concentrarsi durante la competizione al motto di pain is inevitable, suffering is optional, letteralmente il dolore non si può evitare, la sofferenza è opzionale.
E la Marcialonga? Che c’entra la nostra gara più famosa con la maratona o l’ultra maratona? Di certo 70 chilometri sugli sci si possono trasformare in un percorso ad ostacoli, che mette a dura prova la resistenza dei molti che la concludono dopo ore e ore di spinte alternate. La sofferenza, in quest’ottica, risulta parte del gioco, così come la motivazione.

 

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