Rafael Nadal – la descrizione della Presenza Sportiva

Quello che è avvenuto a Barcellona il 24 aprile 2016 è di certo un evento sportivo ma più che altro un racconto; una narrazione di un uomo, un campione, che ha saputo, unico nella storia come altri hanno già detto, conquistare lo stesso trofeo per ben 9 volte in altrettante manifestazioni: Parigi: Roland Garros: alza la coppa dei Moschettieri 9 volte, Montecarlo: 9 volte lo stesso Master 1000, Barcellona: 9 volte lo stesso ATP 500. Ma non è sui numeri che voglio centrare la mia attenzione, alla ricerca di prove o risultati per arrivare ad affermare che Rafacito è il GOAT, a dispetto degli attuali 17 Slam di Federer. Il tennis è uno sport che non si presta a facili confronti, assomiglia più all’epica, ad un testo fluido in divenire piuttosto che a un trattato di storiografia. Dal punto di vista mentale, in finale contro Kei Nishikori, si è ri-visto un Nadal concentrato e attento sui punti chiave, estremamente tignoso, micidiale nelle fasi calde dell’incontro (chiedere a Dominic Thiem negli ottavi di finale a Montecarlo e all’enormità di break points negati).

Abbiamo potuto ammirare quindi il rivolgersi al futuro di un ritrovato (ex) numero uno che a quasi 30 anni ha ancora qualcosa da dire al tennis; con la pacatezza e la consapevolezza di chi sa di non dover dimostrare nulla; con la forza che deriva dall’acquietamento del lavorìo mentale.

Come detto altrove la parte mentale rappresenta un quarto della componente totale che fa sì che la prestazione raggiunga il 100% del risultato possibile: la vittoria; questo è lo sport, che è sempre e comunque legato alla performance, comunque lo si voglia vedere una competizione contro un avversario, che è compagno fuori ma antagonista dentro un campo di gara. Questo “el Toro de Manacor” l’ha capito benissimo, tanto da coltivare il primo quarto, lo spirito (attraverso una educazione stringente, va detto, ad opera di Zio Toni, si leggano a tal proposito queste dichiarazioni) così come gli altri quarti: l’atletica (il fisico, il bio, in altri termini il corpo), la tecnica e infine la tattica (il game plan).

 

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Il terraiolo più forte di sempre, raggiunto Guillermo Vilas a quota 49 trofei sul rosso, si appresta a vivere l’ultimo scorcio di carriera con serenità… Sa di essere lì, si diverte in campo, lotta, corre, recupera per poi alzare la palla, fiondandola nella metà opposta con una rotazione che nessuno ha mai raggiunto… Così che i malcapitati si ritrovano a giocare sui cartelloni di fondo. E questa, se mi si permette, è tecnica, con buona pace dei detrattori del gioco dello spagnolo.

Ammirabile, come sempre, nelle interviste, il suo atteggiamento rilassato e prudente, nel pre come nel post partita; per inciso si ricorda che Nadal è tra i pochi tennisti professionisti a dimostrare in campo un rispetto tale per questo sport da non aver mai rotto una racchetta o aver mai palesato atteggiamenti di aperta ostilità verso i suoi avversari così come verso il giudice di sedia o di linea. Chapeau!

Riprendendo il titolo di questo breve articolo potremmo introdurre il termine Presenza Sportiva per sintetizzare la posizione di quello sportivo che nei confronti di uno o più avversari è in grado di palesare una condizione di chiara e manifesta superiorità; tale situazione, percepibile da chi si trova collocato in posizione down, consente una gestione ottimale delle differenti e mutevoli dinamiche dell’incontro; come risultato di tale applicazione il giocatore governerà l’andamento del match; altrove tale analisi è stata condotta e sintetizzata impiegando termini come trance o furore agonistico, flow.

Il costrutto di Presenza Mentale, diversamente, in questa accezione, vuole descrivere una competenza di gestione del processo: la partita di tennis; ciò si rende possibile attraverso uno specifico allenamento (training) che a livello teorico e di modello ha un ancoraggio nello schema a torta (a quattro quarti) già citato: la padronanza simultanea di tutti gli elementi provenienti dalle fette: mentale, atletica, tecnica e tattica ha come unico risultato la vittoria.

Il cambiamento di “tipo 2” nello sport e nel gioco del tennis

Cosa intendiamo quando parliamo di cambiamento di “tipo 2”? Da dove deriva questa espressione? Esistono due tipi di cambiamento quindi? Secondo la psicologia della Scuola di Palo Alto, a cui si deve questa concettualizzazione, nelle relazioni umane disfunzionali tendiamo a mettere in scena le cosiddette “tentate soluzioni”, ovvero ci sforziamo di risolvere un problema attraverso modalità che non fanno altro che mantenerne inalterata la composizione. Il riferimento qui è Change di Paul Watzlawick, John H. Weakland, Richard Fish, un testo degli anni Settanta di assoluto valore e attualità.

Per capire però di cosa si tratta possiamo prendere come esempio il gioco dell’unire 9 punti con 4 linee in modo tale che disegnando la formazione su un supporto, con uno strumento scrivente, dobbiamo essere in grado di svolgere questa operazione senza staccarci dalla base su cui stiamo tracciando:

9punti

La soluzione, che potete trovare su internet o nel libro citato, è possibile solamente uscendo dallo schema prefissato, assumendo una prospettiva nuova, grandangolare, che muta l’equilibrio, rompendo la coerenza e creando un nuovo assetto… Con una bellissima parola, una nuova mescola.

Potremmo dire, con gli autori di Change, che mentre il cambiamento di “tipo 1” è sempre basato sul senso comune, il cambiamento di “tipo 2” di solito è bizzarro, inatteso, illogico; il modo con cui si produce è cioè caratterizzato dalla presenza di un elemento paradossale, sconcertante.

Ora: è possibile operare un cambiamento di “tipo 2” nelle competizioni agonistiche? La risposta è sì. Un bell’esempio di come ciò sia traducibile su un piano di realtà, oltre il gioco dei nove punti e a ripresa dell’affondo conoscitivo del gruppo della Scuola di Palo Alto, celo offre Michael Chang; un tennista: siamo nel 1989, ottavi di finale del Roland Garros (per inciso edizione che questo campione finì per aggiudicarsi). Dai due lati della rete, come spesso accade nelle grandi sfide, due modelli, due mondi, due stili di gioco; la creatività dell’americano-taiwanese Michael Chang contro l’incrollabile freddezza del ceco Ivan Lendl; nonostante i crampi è il primo a trionfare, vincendo una partita pazzesca grazie ad una consapevolezza strategica dei propri mezzi senza eguali. Completamente nel flow (detta anche zona o trance agonistica) nel filmato più sotto possiamo osservare cosa avviene; per ben due volte quello che accade ha dell’incredibile:

A conclusione di quanto si è visto una considerazione ulteriore per maestri, allenatori, genitori, semplici appassionati: come Chang nel 1989 anche oggi, a qualsiasi livello agonistico, rimanendo nelle regole del gioco e del rispetto per l’avversario, possiamo utilizzare delle strategie, avere dei guizzi, mettere in scena un personaggio con l’obiettivo di vincere correttamente una partita. Lasciamo quindi che i più giovani possano sperimentarsi, divertendosi e migliorandosi allo stesso tempo. In linea con queste affermazioni Il tenniS di Sinnet rappresenta un innovativo progetto educativo-formativo rivolto a bambini e giovani ragazzi con l’obiettivo di insegnare qualcosa rispetto a questo sport, considerando la rilevanza dell’equilibrio e della salute psicologica delle giovani generazioni.

Game! Set! Match! (o Gioco! Partita! Incontro… Se preferite)

Game! Set! Match!

Sì, ma quanta fatica per concretizzare il match-point, quanta fatica per guadagnarsi la possibilità di giocarsi un match point!

Fred Gilbert, ex giocatore ATP, nel suo libro “Vincere sporco, guerra mentale nel tennis – lezioni da un maestro” (ed. Priuli e Verlucca, 2014), ci svela come in passato sia riuscito a battere giocatori sulla carta molto più quotati di lui; in particolare ci svela un aspetto del suo gioco molto spesso trascurato dagli altri tennisti: mentre su fasi di punteggio come 40/vantaggio int o est. o 40/0 o 40/15, sia nella posizione di battitore che di ribattitore, un campanellino d’allarme si accende comunque, istintivamente, ovvero tale processo d’attivazione è dovuto alla particolare condizione in cui ci pone il punteggio (momento decisivo per le sorti del game), e quindi subiamo immancabilmente più pressione (stress da cui tendiamo a fuggire nella logica ‘combatti o fuggi’); nel caso di punteggi come 30/15 o 15/30, quelli che Gilbert chiama “punti preparatori”, la pressione è minore ma proprio per questo possiamo/dobbiamo giocare in modo più accorto, perché è da qui che ci si porterà a giocare un punto fondamentale per le sorti del Gioco (Game). Non tutti lo sanno fare, sicuramente in pochi con la qualità e la continuità che contraddistinguevano il gioco dello stratega Fred Gilbert.