Scrivere di sé aiuta? Potenzialità dell’autobiografia per la psicoterapia

E’ on-line il nuovo numero della Rivista Scienze dell’Interazione con un articolo a sei mani e in cui ho potuto portare il mio punto di vista, ampliandolo attraverso il confronto con due colleghe preparate e disponibili.

Scienze dell’Interazione

Buona lettura!

L'(in)utilità della categorizzazione

“Ciò che si dice la conoscenza consiste nel ricondurre l’ignoto al noto; ma la vera conoscenza, la conoscenza essenziale, non dovrebbe procedere nel senso opposto?” Mario Andrea Rigoni da “Variazioni sull’impossibile”. Partendo da questa splendida riflessione un mio commento; il riferimento da cui partire è la tendenza, sempre più marcata, ai giorni nostri, spiccatamente in ambito lavorativo, a manualizzare e standardizzare: procedure, obiettivi, strategie; e lo spazio per la creatività?

Etichettare un’opera artistica, così come un servizio, un prodotto e al limite una persona; ugualmente definire un genere, tassonomizzando e categorizzando, è un’operazione rischiosa, non tanto o non necessariamente per il carattere di arbitrarietà della classificazione, discorso questo valido ed estensibile a qualsivoglia operazione conoscitiva in cui non siano chiare le premesse epistemologiche, quanto per il rischio di chiusura che tale movimento comporta; stabilire in sostanza l’appartenenza o meno ad un gruppo, ad un luogo, ad una scuola di pensiero, ci dice chi siamo, dove stiamo andando, mette ordine, ci preserva dal coltivare l’incertezza, ciò che all’opposto ci permetterebbe di essere maggiormente ricettivi, senza sicure, ma per questo pronti e disponibili ad accogliere il nuovo, lo straniero, la sorpresa, l’increato; a tutto ciò si potrebbe ovviare cercando di permanere nel processo, essendo consapevoli di ciò che avviene; oscillando tra i due poli dell’identità e della differenza. E-sistere in fondo deriva da Ex-sistere, nel senso di “essere fuori da” logiche e discorsi preconfezionati e precostituiti.