Una manciata di terra

Scrivere ancora, dopo il dodidicesimo titolo al Roland Garros, risulta quasi scontato; tutto sembra scivolare via facile, lineare, senza intoppi, senza solchi… Così cari alla terra rossa. Non è così; vincere dodici volte il torneo parigino, doppiando Borg, appare irreale ma pure possibile. Il 9 giugno 2019, a 33 anni, Rafa ha raccolto, di nuovo, quanto seminato in carriera; ricco-raccolto potremmo dire. Impegno, dedizione, cambiamento…

Si prova una sensazione quasi imbarazzante nel tentativo di dire qualcosa; quando c’è di mezzo il re della terra viene spontaneo lanciarsi in paragoni e simbolismi di ogni tipo, molto spesso scomodando divinità e leggende; il mito è lì, a portata di mano… Le dodici fatiche di Ercole, si è detto… Io preferisco pensare alla ripetitività dei gesti tennistici, sempre uguali, perchè provati, sempre diversi, perchè tentati in condizioni diverse… Ad un uomo che è stato in grado di scavare, sull’amata terra, un divario, fra sè e gli altri che lui sa, prima di tutti, essere difficile da superare ma non impossibile, e quindi sta lì, batte e ribatte, punto su punto, gioco dopo gioco, partita dopo partita, incontro dopo incontro… Sarà ancora una volta la terra a surggerirgli quando sarà il momento di staccare, di voltarsi indietro ad osservare e noi con lui a contemplare… Per ora attendiamo, c’è ancora tempo per le celebrazioni.

Chapeau!

 

 

Rafael Nadal, Roland Garros 2019

Rafael Nadal – la descrizione della Presenza Sportiva

Quello che è avvenuto a Barcellona il 24 aprile 2016 è di certo un evento sportivo ma più che altro un racconto; una narrazione di un uomo, un campione, che ha saputo, unico nella storia come altri hanno già detto, conquistare lo stesso trofeo per ben 9 volte in altrettante manifestazioni: Parigi: Roland Garros: alza la coppa dei Moschettieri 9 volte, Montecarlo: 9 volte lo stesso Master 1000, Barcellona: 9 volte lo stesso ATP 500. Ma non è sui numeri che voglio centrare la mia attenzione, alla ricerca di prove o risultati per arrivare ad affermare che Rafacito è il GOAT, a dispetto degli attuali 17 Slam di Federer. Il tennis è uno sport che non si presta a facili confronti, assomiglia più all’epica, ad un testo fluido in divenire piuttosto che a un trattato di storiografia. Dal punto di vista mentale, in finale contro Kei Nishikori, si è ri-visto un Nadal concentrato e attento sui punti chiave, estremamente tignoso, micidiale nelle fasi calde dell’incontro (chiedere a Dominic Thiem negli ottavi di finale a Montecarlo e all’enormità di break points negati).

Abbiamo potuto ammirare quindi il rivolgersi al futuro di un ritrovato (ex) numero uno che a quasi 30 anni ha ancora qualcosa da dire al tennis; con la pacatezza e la consapevolezza di chi sa di non dover dimostrare nulla; con la forza che deriva dall’acquietamento del lavorìo mentale.

Come detto altrove la parte mentale rappresenta un quarto della componente totale che fa sì che la prestazione raggiunga il 100% del risultato possibile: la vittoria; questo è lo sport, che è sempre e comunque legato alla performance, comunque lo si voglia vedere una competizione contro un avversario, che è compagno fuori ma antagonista dentro un campo di gara. Questo “el Toro de Manacor” l’ha capito benissimo, tanto da coltivare il primo quarto, lo spirito (attraverso una educazione stringente, va detto, ad opera di Zio Toni, si leggano a tal proposito queste dichiarazioni) così come gli altri quarti: l’atletica (il fisico, il bio, in altri termini il corpo), la tecnica e infine la tattica (il game plan).

 

nadal_barcellona_getty

Il terraiolo più forte di sempre, raggiunto Guillermo Vilas a quota 49 trofei sul rosso, si appresta a vivere l’ultimo scorcio di carriera con serenità… Sa di essere lì, si diverte in campo, lotta, corre, recupera per poi alzare la palla, fiondandola nella metà opposta con una rotazione che nessuno ha mai raggiunto… Così che i malcapitati si ritrovano a giocare sui cartelloni di fondo. E questa, se mi si permette, è tecnica, con buona pace dei detrattori del gioco dello spagnolo.

Ammirabile, come sempre, nelle interviste, il suo atteggiamento rilassato e prudente, nel pre come nel post partita; per inciso si ricorda che Nadal è tra i pochi tennisti professionisti a dimostrare in campo un rispetto tale per questo sport da non aver mai rotto una racchetta o aver mai palesato atteggiamenti di aperta ostilità verso i suoi avversari così come verso il giudice di sedia o di linea. Chapeau!

Riprendendo il titolo di questo breve articolo potremmo introdurre il termine Presenza Sportiva per sintetizzare la posizione di quello sportivo che nei confronti di uno o più avversari è in grado di palesare una condizione di chiara e manifesta superiorità; tale situazione, percepibile da chi si trova collocato in posizione down, consente una gestione ottimale delle differenti e mutevoli dinamiche dell’incontro; come risultato di tale applicazione il giocatore governerà l’andamento del match; altrove tale analisi è stata condotta e sintetizzata impiegando termini come trance o furore agonistico, flow.

Il costrutto di Presenza Mentale, diversamente, in questa accezione, vuole descrivere una competenza di gestione del processo: la partita di tennis; ciò si rende possibile attraverso uno specifico allenamento (training) che a livello teorico e di modello ha un ancoraggio nello schema a torta (a quattro quarti) già citato: la padronanza simultanea di tutti gli elementi provenienti dalle fette: mentale, atletica, tecnica e tattica ha come unico risultato la vittoria.